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Guida

Codice ATECO personal trainer: quale scegliere e come aprire la partita IVA

In Italia il codice ATECO più usato dal personal trainer è l'85.51.00, "Corsi sportivi e ricreativi", e per lavorare in modo continuativo serve la partita IVA, quasi sempre in regime forfettario. Qui vedi quale codice scegliere, quando la partita IVA è davvero obbligatoria, come funziona il forfettario e quante tasse e contributi INPS mettere in conto, con un esempio numerico concreto.

Markus Evers · Aggiornato settembre 2026

in sintesi

Il codice ATECO più usato dal personal trainer libero professionista è l'85.51.00 - "Corsi sportivi e ricreativi". Se alleni clienti in modo continuativo serve la partita IVA, che all'inizio conviene quasi sempre aprire in regime forfettario: imposta sostitutiva al 15% (5% per i primi cinque anni) e contributi alla Gestione Separata INPS, calcolati sul reddito effettivo. Aprirla da forfettario è gratuito; la spesa ricorrente è il commercialista. Questa è una guida di orientamento, non una consulenza fiscale: il codice esatto va confermato con un professionista, anche perché la classificazione ATECO è stata aggiornata nel 2025.

Serve la partita IVA per fare il personal trainer?

La regola in Italia ruota attorno a una parola: abitualità. Se alleni clienti in modo continuativo e con lo scopo di guadagnarci, l'attività è abituale e va aperta la partita IVA, indipendentemente da quanti clienti hai. Non è il numero di sedute a fare la differenza, ma il fatto che il personal training sia un'attività organizzata e ripetuta nel tempo: chi segue anche solo cinque o sei clienti fissi a settimana è, a tutti gli effetti, un professionista che deve inquadrarsi fiscalmente.

La partita IVA non serve solo in due casi. Il primo è la prestazione occasionale: qualche seduta davvero sporadica e non organizzata, con ricevuta e ritenuta d'acconto del 20% - una soluzione per l'eccezione, non per chi vive del proprio lavoro. Il secondo è il lavoro sportivo dilettantistico: collaborando con una ASD o SSD e con il tesseramento a un ente riconosciuto dal CONI, i compensi sportivi rientrano nella Riforma dello Sport, esenti da imposte fino a 15.000 euro l'anno. Fuori da questi casi, se il personal training è la tua attività, la partita IVA è la strada corretta.

Una nota che vale per tutta la guida: qui trovi un orientamento chiaro, non una consulenza fiscale. Il tuo caso concreto - codice, regime e cassa previdenziale - va sempre confermato con un commercialista.

Qual è il codice ATECO per personal trainer

Il codice ATECO identifica l'attività economica che dichiari quando apri la partita IVA. Per il personal trainer libero professionista, il più usato è l'85.51.00 - "Corsi sportivi e ricreativi": descrive l'attività di chi insegna e fa allenare le persone, in palestra o a distanza. È il codice a cui fanno riferimento la maggior parte dei commercialisti e dei servizi fiscali quando un trainer si mette in proprio.

Non è l'unico possibile, e la scelta ha conseguenze concrete: il codice determina il coefficiente di redditività nel forfettario e la gestione previdenziale INPS. Questi sono i codici che ricorrono più spesso nel fitness.

Codice ATECO Descrizione A chi si adatta
85.51.00 Corsi sportivi e ricreativi Il personal trainer e l'istruttore libero professionista che insegna e fa allenare i clienti. È il riferimento più comune.
96.04.20 Attività di servizi per il benessere fisico Chi storicamente inquadra l'attività come impresa legata al benessere più che come insegnamento sportivo.
93.13 Gestione di palestre Chi gestisce una struttura o una sala, non il singolo trainer che segue i clienti. Non è il codice del personal trainer.

Due avvertenze. La prima: la classificazione ATECO è stata aggiornata nel 2025, quindi dicitura e numero esatto possono differire dalle vecchie tabelle - verifica sempre il codice attuale prima di aprire. La seconda: il codice va scelto insieme al regime e alla cassa, non da solo, perché l'85.51.00 rientra nel gruppo dell'istruzione e porta con sé un coefficiente di redditività diverso da un codice del benessere fisico. È una decisione da prendere sui tuoi numeri reali.

Regime forfettario: come funziona per i personal trainer

Per chi parte, il regime forfettario è quasi sempre la scelta, ed è pensato per le attività individuali con ricavi contenuti. Si applica fino a 85.000 euro di compensi l'anno: sotto quella soglia versi un'unica imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni se l'attività è nuova. Questa imposta prende il posto di IRPEF, addizionali e IRAP: un solo prelievo, non la somma di più voci.

Il forfettario ha tre vantaggi pratici per un trainer: non applichi l'IVA in fattura (prezzi più leggeri per il cliente), non subisci la ritenuta d'acconto (incassi l'intero importo) e la contabilità è semplificata. Il rovescio è che non scarichi i costi analiticamente: il reddito non è compensi meno spese, ma i compensi moltiplicati per il coefficiente di redditività del codice ATECO. Per l'85.51.00 il coefficiente è del 78%, cioè si considera reddito il 78% di quanto fatturi, a prescindere dalle spese effettive.

Il forfettario resta comodo finché i costi reali sono bassi, ed è il caso tipico del personal trainer online che non ha una sala da pagare. Oltre gli 85.000 euro di compensi passi al regime ordinario dall'anno successivo (subito se superi i 100.000), con IVA e contabilità completa; ma per la gran parte dei coach quel momento è lontano.

Quante tasse e contributi paga un personal trainer

Le voci sono due: l'imposta sostitutiva (15% o 5%) e i contributi previdenziali. Il libero professionista senza cassa dedicata versa alla Gestione Separata INPS, la cui aliquota nel 2025 è del 26,07%, calcolata sul reddito e non sul fatturato lordo. Il grande vantaggio è che non ci sono contributi fissi minimi: paghi una percentuale di quanto guadagni davvero, quindi negli anni di reddito basso versi poco. È il motivo per cui, per un PT che parte, la strada da libero professionista è spesso più leggera di una ditta individuale a codice commerciale, che rientra nella Gestione Commercianti con i contributi fissi minimi dovuti anche a ricavi bassi.

Un esempio semplificato per l'ordine di grandezza: un personal trainer al primo anno, in forfettario con codice 85.51.00 e imposta al 5%, che fattura 30.000 euro in un anno.

Passaggio Calcolo Importo
Compensi incassati Fatturato dell'anno 30.000 euro
Reddito forfettario 30.000 x 78% 23.400 euro
Contributi Gestione Separata 23.400 x 26,07% circa 6.100 euro
Base imponibile imposta 23.400 - 6.100 17.300 euro
Imposta sostitutiva (5%) 17.300 x 5% circa 865 euro
Totale contributi + imposta 6.100 + 865 circa 6.965 euro

Nell'esempio, tra contributi e imposta il prelievo complessivo su 30.000 euro si aggira sul 23%. Con l'imposta al 15% invece del 5% - cioè dal sesto anno o senza i requisiti di start-up - la stessa base porterebbe l'imposta a circa 2.595 euro e il totale intorno agli 8.695 euro, poco meno del 29%. Sono numeri illustrativi e arrotondati, basati su un solo caso: servono a farti un'idea, non a sostituire il conteggio del commercialista. Un software che tiene traccia di incassi e abbonamenti ti fa arrivare a quel conteggio con i numeri già in ordine, e a mettere da parte per tempo la quota di tasse e contributi.

Quanto costa aprire e gestire la partita IVA

La buona notizia è che aprire la partita IVA da libero professionista forfettario non costa nulla: la comunicazione di inizio attività si fa con il modello AA9/12 all'Agenzia delle Entrate, gratuitamente, e l'iscrizione alla Gestione Separata INPS non ha spese. Non c'è capitale da versare: ti serve solo sapere quale codice ATECO e quale regime indicare, ed è proprio la parte in cui conviene farsi seguire.

Il costo vero è quello ricorrente. Un commercialista o un servizio di fatturazione online per un forfettario costa di norma tra i 300 e gli 800 euro l'anno, a seconda di quanto è completo il servizio. A questo si aggiunge un'eventuale assicurazione di responsabilità professionale, non obbligatoria ma consigliata, dal costo contenuto. La fattura elettronica via SdI è obbligatoria anche per i forfettari, quindi serve uno strumento che la emetta, spesso già incluso nel servizio del commercialista.

Attenzione al bivio: se ti inquadri come impresa individuale con un codice commerciale, si aggiungono l'iscrizione al Registro delle Imprese, il diritto camerale annuale, la SCIA al Comune e la Gestione Commercianti INPS con i suoi contributi fissi minimi. Per un trainer che segue clienti - soprattutto online - la via del libero professionista con l'85.51.00 è di norma più semplice ed economica, ma la valutazione finale spetta al commercialista.

Dipendente, a chiamata o partita IVA: quale inquadramento

Non tutti hanno bisogno della partita IVA dal primo giorno: dipende da come e con chi lavori. Ci sono quattro inquadramenti tipici, e all'inizio spesso se ne combinano più di uno.

  • Dipendente o collaboratore di palestra. Lavori in una struttura con un contratto: è la palestra a gestire inquadramento e contributi, e tu non apri partita IVA. Reddito prevedibile, ma tetto basso e poca autonomia sui prezzi.
  • Lavoro sportivo dilettantistico. Collabori con una ASD o SSD e sei tesserato a un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI. Con la Riforma dello Sport, i compensi sportivi sono esenti fino a 15.000 euro l'anno; oltre quella soglia scattano contributi e adempimenti.
  • Prestazione occasionale. Per attività davvero sporadiche e non organizzate, con ricevuta e ritenuta d'acconto. Va bene per l'eccezione, non come modello di lavoro stabile.
  • Partita IVA (libero professionista). La scelta di chi fa del personal training la propria attività continuativa: codice 85.51.00, regime forfettario, Gestione Separata INPS. È l'inquadramento che ti dà autonomia piena su prezzi, pacchetti e clienti.

Molti costruiscono il passaggio in modo graduale: qualche ora in palestra o dentro una ASD mentre, in parallelo, aprono la partita IVA e fanno crescere i clienti in proprio. Se ti riconosci in questo percorso, la guida su come diventare personal trainer online copre qualifica, nicchia, offerta e primi clienti, mentre quanto può rendere ogni cliente è in quanto guadagna un personal trainer.

Come cambia il fisco quando alleni i clienti online

La risposta breve: non cambia quasi nulla. Il codice ATECO e l'obbligo di partita IVA dipendono dalla natura dell'attività, non dal canale. Che tu segua i clienti in sala o dentro un'app, resti un personal trainer che insegna e fa allenare: usi l'85.51.00 e resti in forfettario finché rispetti i requisiti. Anzi, l'online rende il forfettario spesso più conveniente, perché senza una sala da affittare i costi reali sono bassi e il calcolo forfettario ti penalizza meno.

Due cose cambiano nella pratica. La prima: con clienti all'estero, la fatturazione verso l'estero segue regole proprie (identificazione, eventuale reverse charge) da impostare con il commercialista. La seconda: online gestisci molti più incassi ricorrenti - abbonamenti, rinnovi, pacchetti - e tenere in ordine chi ha pagato e quanto hai fatturato diventa decisivo per fare i conti con le tasse senza sorprese. La fattura elettronica via SdI resta obbligatoria anche per i forfettari, quindi la emetti come fai già oggi.

E qui uno strumento unico fa la differenza: tenere programmi, check-in, messaggi e soprattutto pagamenti e abbonamenti in un solo posto ti dà in ogni momento la fotografia di quanto stai incassando, la base da cui parte il conteggio fiscale.

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Domande frequenti su partita IVA e codice ATECO

Qual è il codice ATECO per personal trainer?

Il codice più usato dal personal trainer libero professionista è l'85.51.00, "Corsi sportivi e ricreativi": descrive l'attività di chi insegna e fa allenare le persone, in palestra o a distanza. Chi inquadra l'attività come impresa del benessere usa a volte un codice benessere (storicamente il 96.04.20), mentre il 93.13 riguarda la gestione di palestre, non il singolo trainer. Il codice incide sul coefficiente di redditività e sulla gestione INPS, quindi confermalo con un commercialista, anche perché la classificazione ATECO è stata aggiornata nel 2025.

Serve la partita IVA per fare il personal trainer?

Se alleni clienti in modo continuativo e con scopo di lucro, sì: l'attività è abituale e va aperta la partita IVA, quasi sempre in regime forfettario all'inizio. Restano fuori solo le prestazioni davvero sporadiche (prestazione occasionale con ritenuta d'acconto) e il lavoro sportivo dilettantistico con una ASD o SSD. Il criterio non è il numero di clienti ma l'abitualità: se il personal training è la tua attività, la partita IVA è la strada corretta.

Quanto costa aprire la partita IVA da personal trainer?

Aprire la partita IVA da libero professionista forfettario è gratuito: il modello AA9/12 all'Agenzia delle Entrate e l'iscrizione alla Gestione Separata INPS non hanno costi. La spesa vera è ricorrente: il commercialista o un servizio di fatturazione online, di norma dai 300 agli 800 euro l'anno. Se invece apri come impresa con un codice commerciale si aggiungono l'iscrizione alla Camera di Commercio, il diritto camerale annuale e la SCIA.

Conviene il regime forfettario a un personal trainer?

Per la maggior parte di chi parte, sì. Il forfettario vale fino a 85.000 euro di compensi l'anno, con un'imposta sostitutiva unica del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni se l'attività è nuova. Non applichi l'IVA, non subisci la ritenuta d'acconto e la contabilità è semplificata. Il rovescio è che non scarichi i costi analiticamente: il reddito si calcola applicando ai compensi il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO.

Quanti contributi INPS paga un personal trainer con partita IVA?

Il libero professionista senza cassa dedicata versa alla Gestione Separata INPS: nel 2025 l'aliquota è del 26,07%, calcolata sul reddito e non sul fatturato lordo. Il vantaggio è che non ci sono contributi fissi minimi, quindi negli anni di reddito basso versi poco. Con una ditta individuale a codice commerciale finiresti invece nella Gestione Commercianti, che prevede contributi fissi minimi anche a fronte di ricavi bassi.

Posso fare il personal trainer senza partita IVA?

Solo in casi limitati. Per attività davvero occasionali puoi usare la prestazione occasionale con ritenuta d'acconto, ma con limiti stringenti e non come modello stabile. L'altra strada è il lavoro sportivo dilettantistico: collaborando con una ASD o SSD e con il tesseramento a un ente riconosciuto dal CONI, la Riforma dello Sport rende i compensi sportivi esenti fino a 15.000 euro l'anno. Ma se il personal training è la tua attività continuativa e principale, la partita IVA resta la scelta corretta.

Cambia il codice ATECO se alleno i clienti online?

No. Il codice ATECO e l'obbligo di partita IVA dipendono dalla natura dell'attività, non dal canale: allenare i clienti di persona o a distanza non cambia l'inquadramento. Continui a usare l'85.51.00 e resti in forfettario finché rientri nei requisiti. Cambia semmai la gestione pratica se hai clienti all'estero, perché la fatturazione verso l'estero ha regole proprie da verificare con il commercialista. La fattura elettronica via SdI resta obbligatoria anche per i forfettari.

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